Kiwa è Acqua, l’Acqua è Kiwa
Da 80 anni garantiamo la Sicurezza dell’Acqua potabile
Senza acqua, non potremmo sopravvivere. Garantire che l’acqua potabile sia sicura, attraverso attività di Testing, Ispezione e Certificazione, fa parte della missione di Kiwa fin dall’inizio. Con la revisione della Direttiva Europea sull’Acqua Potabile (DWD), in vigore dal 1° gennaio 2027, abbiamo parlato con Dirkjan van den Berg, Senior Expert Hygienic Aspects di Kiwa, della nuova Direttiva, della lunga storia di Kiwa con l’Acqua e del perché questa storia oggi sia più importante che mai.
La storia di Kiwa con l’Acqua
La storia risale fino al 1948. Nel periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale, le aziende olandesi di acqua potabile erano impegnate nella ricostruzione di un’infrastruttura in gran parte devastata. Per farlo, avevano bisogno di certezze: i sistemi di tubazioni installati dovevano garantire sicurezza, integrità e affidabilità nel lungo periodo.
Tuttavia, “C’erano anche altre sfide”, spiega Dirkjan. “Le materie plastiche erano un materiale nuovo e sconosciuto e con esse arrivavano nuove domande: possono resistere alla pressione? Qual è la loro durata? E quale effetto possono avere sulla qualità dell’acqua che passa al loro interno?”
Per rispondere a queste domande, le aziende olandesi fondarono Kiwa: un Ente senza scopo di lucro creato per testare e certificare prodotti e materiali destinati all’infrastruttura idrica del Paese. La Sicurezza dell’Acqua non è stata quindi solo una delle prime aree di attività di Kiwa, bensì il motivo stesso della sua nascita.
Molti non lo sanno, ma il nome Kiwa nasce come acronimo: indicava il Keuringsinstituut voor Waterleidingartikelen, cioè l’Istituto per il controllo dei materiali per acquedotti.
Con il tempo, però, abbiamo iniziato a usare Kiwa come un vero e proprio marchio, man mano che le nostre attività si estendevano ben oltre il solo ambito idrico.
Nel 1948, i primi collaboratori di Kiwa si occupavano di verificare la sicurezza dei materiali a contatto con l’acqua. Da allora molto è cambiato: oggi gli ispettori lavorano con dispositivi di protezione e caschi, al posto degli eleganti abiti a tre pezzi di un tempo, e le tecnologie sono diventate decisamente più avanzate. Eppure, il significato resta invariato: cambiano le epoche, ma il nostro impegno per la sicurezza dell’acqua rimane lo stesso.
L’Acqua è parte del nostro DNA.
Questo legame con l’acqua si riflette in molti aspetti. L’edificio in cui lavora Dirkjan, ad esempio, era un tempo un laboratorio dove grandi tubazioni venivano sottoposte a prove di carico. Ancora oggi, la struttura del tetto conserva la trave utilizzata per sollevare attrezzature pesanti.
Nel corso del tempo, le attività di Kiwa nel settore idrico si sono naturalmente evolute e ampliate. Per molti anni, i requisiti di certificazione si fermavano al contatore dell’acqua, cioè al punto di confine tra la rete del gestore e gli impianti interni degli edifici. Tuttavia, proprio questi ultimi – caratterizzati da tubazioni più strette e da un rapporto superficie/volume più elevato – possono influire in modo significativo sulla qualità dell’Acqua. Per questo, circa dieci o dodici anni fa, l’ambito della Certificazione è stato esteso anche a tali sistemi, aumentando sia le responsabilità di Kiwa sia il numero di prodotti da valutare.
Dalle prime normative alla nuova DWD
Per gran parte della sua storia, le normative sull’Acqua potabile sono state definite a livello nazionale: Paesi come la Germania, la Francia e i Paesi Bassi stabilivano autonomamente le proprie regole e ne gestivano l’applicazione.
Per decenni, nei Paesi Bassi il principale riferimento è stato un documento sviluppato dalla stessa Kiwa, il cosiddetto “Libro Blu”, pubblicato per la prima volta nel 1994. Quando al governo olandese fu richiesto di recepire una precedente direttiva europea, non fu necessario partire da zero: il quadro elaborato da Kiwa esisteva già e venne semplicemente integrato nella legislazione nazionale.
Da quel momento, la conformità non fu più una scelta ma un obbligo. Le aziende idriche olandesi dovettero dimostrarla formalmente e Kiwa divenne l’unico Organismo di Certificazione autorizzato per questo tipo di valutazioni, ruolo che ricopre ormai da oltre vent’anni.
Oggi ci troviamo in una nuova fase di transizione. La revisione della Direttiva sull’Acqua Potabile introduce un unico sistema europeo, sostituendo i precedenti quadri nazionali. A partire dal 1° gennaio 2027, i produttori e i fornitori di prodotti a contatto con l’Acqua potabile dovranno dimostrare la conformità a uno Standard europeo armonizzato, non più soltanto a quello nazionale. In questo contesto, Kiwa svolge un ruolo chiave nel garantire che il nuovo sistema di valutazione sia coerente e uniforme in tutta Europa.
Tuttavia, anche la normativa più accurata può lasciare spazio a interpretazioni diverse. La nuova Direttiva non farà eccezione: è quindi possibile che gli Organismi Notificati nei vari Paesi applichino le regole in modo non uniforme, con differenze nei risultati, nei costi e nelle tempistiche. Il rischio, sottolinea Dirkjan, è “una minore equità e una riduzione della fiducia nel sistema di certificazione”.
Per questo motivo, Kiwa ha assunto un ruolo attivo nel coordinamento della Comunità Europea degli Organismi Notificati. Dirkjan presiede il gruppo tecnico incaricato di affrontare le questioni regolatorie più complesse, mentre anche la guida del gruppo principale è affidata a un rappresentante Kiwa. Questo impegno va oltre il semplice interesse commerciale e riflette la volontà di far funzionare l’intero sistema in modo efficace.
“Il sistema non può funzionare se ogni organismo agisce in modo indipendente, senza comunicazione né armonizzazione”, evidenzia Dirkjan.
“In ultima analisi, queste norme servono a proteggere la salute delle persone. Questo è il loro obiettivo, ed è anche il nostro: fare in modo che chiunque possa aprire il rubinetto senza doversi chiedere se l’acqua sia sicura da bere.”
Sicurezza dell’Acqua attraverso la Collaborazione
Nei Paesi Bassi, la collaborazione ha sempre rappresentato un elemento centrale. Certificazioni e Regolamentazioni non vengono semplicemente imposte dall’alto, ma nascono dal dialogo tra gestori idrici, produttori e attori del mercato.
“Ci confrontiamo in modo strutturato”, spiega Dirkjan. “Analizziamo cosa rende un requisito valido, definiamo insieme i criteri di valutazione e stabiliamo chiaramente cosa è conforme e cosa non lo è. Le normative più efficaci sono il risultato di collaborazioni organizzate come queste.”
La Direttiva sull’Acqua Potabile (DWD) ha adottato un approccio differente, puntando maggiormente su una armonizzazione a livello istituzionale europeo e prevedendo un coinvolgimento più limitato del mercato. È proprio questo divario che Kiwa si impegna oggi a colmare.
Le utility idriche devono inoltre affrontare una questione operativa importante: la Direttiva si concentra sugli aspetti igienici dei prodotti a contatto con l’Acqua, ma non ne disciplina le prestazioni tecniche. Non valuta, ad esempio, se una valvola mantenga la propria funzionalità nel tempo o se una tubazione sia in grado di resistere alla pressione per decenni.
“In sostanza”, chiarisce Dirkjan, “il Certificato DWD da solo non basta. I requisiti tecnici restano di competenza nazionale. È quindi necessario dimostrare la conformità alle normative edilizie locali e assicurarsi che il prodotto svolga effettivamente la funzione per cui è stato progettato.”
Per questo motivo, Kiwa continua a offrire Certificazioni nazionali in affiancamento alla DWD, consentendo alle aziende idriche di richiedere certificazioni complete che comprendano sia gli aspetti igienici sia le prestazioni tecniche.
80 anni nel settore idrico
Con i cambiamenti in atto, è il momento ideale per ribadire che l’esperienza di Kiwa nel settore idrico non è teorica, ma si fonda su oltre 80 anni di attività concreta sul campo.
Dirkjan racconta: “Sono entrato in azienda nel 2003, appena laureato in chimica, e mi è stato affidato il Libro Blu per iniziare a occuparmi di valutazioni igieniche.”
“Nel tempo ho assistito all’intera evoluzione dell’azienda: dai 300 - 400 dipendenti di allora agli oltre 10.000 di oggi. Kiwa si è sviluppata in numerosi ambiti – dal settore alimentare all’Oil & Gas, dal Wi-Fi all’Idrogeno – ma l’Acqua potabile continua a rappresentare una parte essenziale della nostra identità. È da lì che tutto è cominciato.”
Cosa ci attende nel campo della Sicurezza dell’Acqua?
Le opportunità per applicare le competenze di Kiwa nel campo della sicurezza idrica continuano a evolversi. “Pensiamo, ad esempio, al Medio Oriente”, osserva Dirkjan. “È un’area in cui i processi di desalinizzazione sono molto diffusi e introducono nuove sfide. Tuttavia, il know-how di base rimane lo stesso, anche se cambiano le tipologie di prodotto e i contesti normativi.”
Un caso significativo è rappresentato dal servizio sviluppato da Kiwa a supporto del processo della Positive List dell’Unione Europea, parte integrante del quadro DWD che stabilisce quali sostanze chimiche possono essere utilizzate nei materiali a contatto con l’acqua potabile. L’aggiornamento di questo elenco richiede un flusso costante di dati e contributi da parte dei produttori. Il problema? Molte aziende non hanno familiarità con la procedura, mentre altre esitano a condividere informazioni sensibili sulla composizione dei propri prodotti. Per rispondere a queste esigenze, Kiwa ha messo a punto un servizio dedicato che gestisce l’intero iter, aggregando le richieste quando più aziende utilizzano la stessa sostanza e assicurando al contempo la tutela della riservatezza.
Guardando avanti, Dirkjan conclude:
“Operiamo in questo ambito da 80 anni e ci auguriamo di farlo per molti altri ancora. In sintesi, Kiwa è acqua e l’acqua è Kiwa: è il motivo per cui siamo nati, è parte della nostra storia. È ciò che abbiamo sempre fatto e che continuiamo a fare ancora oggi.”